Anche i meme finiscono in tribunale
Internet è un posto meraviglioso. Riesce a trasformare un gatto dall'espressione contrariata in una celebrità mondiale, a rendere famosa una persona che pronuncia una frase buffa e a convincere milioni di utenti a condividere immagini che, viste fuori dal loro contesto, non avrebbero assolutamente alcun senso.
Poi, ogni tanto, qualcuno si ricorda che dietro tutta questa follia possono esserci anche dei soldi. E a quel punto le cose si fanno decisamente più serie.
Pensate a un personaggio con la testa di legno, un'espressione piuttosto inquietante e una mazza da baseball in mano. Aggiungete una voce che ripete ossessivamente qualcosa che suona come «Tung Tung Tung Sahur», qualche video surreale e milioni di persone che lo condividono.
Ecco, avete appena conosciuto uno dei protagonisti delle follie più recenti di Internet.
La parte divertente è che questo improbabile personaggio è finito anche al centro di controversie sui diritti, dimostrando che ormai persino le creature più assurde nate sui social possono diventare qualcosa per cui vale la pena discutere seriamente.
Ma chi diavolo è Tung Tung Tung Sahur?
Se frequentate TikTok o Instagram, probabilmente vi sarà capitato almeno una volta di imbattervi in uno di quei video nei quali compaiono creature impossibili, accompagnate da voci artificiali che pronunciano nomi altrettanto improbabili.
C'è uno squalo con le scarpe da ginnastica, un coccodrillo che sembra un aereo militare e una quantità impressionante di altri personaggi che sembrano usciti da un sogno particolarmente movimentato.
Il fenomeno viene comunemente chiamato Italian Brainrot, anche se di italiano, oltre ad alcuni nomi e alle voci che li pronunciano, spesso c'è ben poco.
Tra questi personaggi è diventato famosissimo proprio Tung Tung Tung Sahur, una specie di figura di legno antropomorfa che sembra aver deciso di presentarsi nel mondo portandosi dietro una mazza.
Il nome richiama il sahur, il pasto consumato prima dell'alba durante il Ramadan, mentre il suono tung tung tung ricorda il rumore utilizzato in alcune tradizioni per svegliare le persone in tempo per mangiare.
Una spiegazione che, tutto sommato, ha perfettamente senso.
Quello che continua a essere difficile da spiegare è perché Internet abbia deciso di trasformare tutto questo in un personaggio di legno armato di mazza.
Ma probabilmente è proprio questo il bello dei meme: non devono necessariamente avere senso per diventare famosi.
Da video assurdo a qualcosa che vale dei soldi
Finché un meme viene condiviso per divertimento, nessuno sembra preoccuparsi troppo di chi lo abbia inventato.
Qualcuno pubblica un'immagine, un altro la modifica, un terzo aggiunge una voce, un quarto la trasforma in un video e nel giro di qualche settimana diventa praticamente impossibile ricostruire tutte le versioni che circolano.
Il problema comincia quando quel personaggio diventa abbastanza famoso da comparire su magliette, giocattoli, videogiochi, adesivi e prodotti di ogni genere.
A quel punto qualcuno potrebbe iniziare a chiedersi una cosa piuttosto ragionevole:
"Scusate, ma se questa creatura l'ho inventata io, perché ci stanno guadagnando tutti gli altri?"
Ed è proprio intorno a questo genere di questioni che sono nate rivendicazioni e controversie legate a Tung Tung Tung Sahur.
Perché una cosa è condividere un video buffo con gli amici, un'altra è utilizzare un personaggio diventato famoso per vendere prodotti o costruirci sopra un'attività commerciale.
E improvvisamente quello che sembrava soltanto uno scherzo di Internet diventa una questione di diritti, autorizzazioni e proprietà intellettuale.
Con tanto di avvocati.
Immaginate la scena: persone serissime, sedute intorno a un tavolo, che discutono della proprietà di un omino di legno con una mazza da baseball.
Se qualcuno avesse raccontato una cosa del genere vent'anni fa, probabilmente lo avremmo preso per matto.
Ma un meme può appartenere davvero a qualcuno?
Qui la faccenda diventa interessante, perché spesso facciamo confusione tra il fatto che qualcosa sia diventato famoso su Internet e l'idea che, proprio per questo, appartenga automaticamente a tutti.
Non funziona necessariamente così.
Un disegno, una fotografia, un video o un personaggio originale possono essere protetti da diritti anche quando vengono pubblicati sui social e condivisi da milioni di persone.
Il fatto che un'immagine venga ripostata diecimila volte non significa che chiunque possa stamparla su una maglietta e venderla senza preoccuparsi di nulla.
Naturalmente ogni situazione è diversa e stabilire chi possieda effettivamente determinati diritti può diventare complicato, soprattutto quando un personaggio nasce attraverso strumenti di intelligenza artificiale oppure viene modificato e reinterpretato continuamente da altri utenti.
Ma il punto è proprio questo: Internet può rendere qualcosa famosissimo senza rendere altrettanto chiaro a chi appartenga.
E quando quella fama comincia ad avere un valore economico, le domande che prima nessuno si poneva diventano improvvisamente molto importanti.
Il vero talento di Internet è rendere normale l'assurdo
La cosa che trovo più divertente di tutta questa storia non è tanto la controversia in sé, quanto il percorso che ci ha portati fin qui.
Qualcuno crea un personaggio assurdo, Internet decide che è divertente e altre persone cominciano a riprodurlo, modificarlo, inventargli amici, nemici, parenti e probabilmente anche una complicatissima storia familiare che nessuno aveva richiesto.
Nel giro di poco tempo il personaggio diventa riconoscibile da milioni di persone.
Arrivano i prodotti, le collaborazioni commerciali, le imitazioni e inevitabilmente qualcuno comincia a parlare di diritti.
A quel punto ci ritroviamo a discutere seriamente della proprietà di una creatura che, fino a pochi mesi prima, non esisteva nemmeno.
Ed è tutto perfettamente normale.
O almeno, è diventato normale su Internet.
D'altra parte non è la prima volta che un meme supera i confini dello scherzo e diventa un fenomeno commerciale. Abbiamo visto animali trasformarsi in celebrità, fotografie diventare simboli riconoscibili in tutto il mondo e personaggi nati quasi per caso finire su prodotti venduti ovunque.
La differenza è che oggi tutto può succedere con una velocità impressionante e con personaggi che sembrano inventati apposta per mettere alla prova la nostra capacità di prenderli sul serio.
E adesso chi lo dice agli avvocati?
Naturalmente, al di là delle battute, chi crea qualcosa di originale ha tutto il diritto di cercare di tutelare il proprio lavoro, anche quando quel lavoro consiste in un personaggio improbabile diventato famoso su TikTok.
E chi utilizza commercialmente immagini o personaggi creati da altri dovrebbe ricordarsi che la viralità non equivale automaticamente a un'autorizzazione.
Ma concediamoci almeno un momento per apprezzare la situazione.
Siamo arrivati a un punto della storia di Internet nel quale possiamo discutere di intelligenza artificiale, economia digitale, proprietà intellettuale e diritti d'autore partendo da un omino di legno che ripete «Tung Tung Tung Sahur».
E forse è proprio questo che rende Internet così imprevedibile: non sappiamo mai quale assurdità diventerà la prossima grande moda, né quale di queste finirà per trasformarsi in un affare da milioni.
Una cosa, però, sembra abbastanza chiara.
La prossima volta che inventate un personaggio assurdo e lo pubblicate online, conservate almeno una copia del progetto originale.
Non si sa mai.
Magari tra sei mesi qualcuno starà vendendo peluche con la sua faccia e voi vi ritroverete a dover spiegare al vostro avvocato che tutto è cominciato con uno squalo che indossava delle Nike.
Nel frattempo, noi una domanda ce la facciamo già: chi sarà il primo a presentarsi in chat con Tung Tung Tung Sahur come avatar? 😄