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Cerco su Google o lo chiedo a Google?

Google probabilmente non ha bisogno di presentazioni. In Italia continua a essere il posto dove la maggior parte di noi va quando deve cercare qualcosa su Internet e, molto spesso, lo facciamo quasi senza pensarci.

Dobbiamo sapere gli orari di un negozio? Google.

Non ricordiamo il nome di un attore? Google.

La lavatrice mostra uno strano codice sul display e non abbiamo la minima idea di cosa significhi? Google.

Per anni il meccanismo è stato talmente semplice da essere diventato quasi automatico: scrivevamo qualche parola, premevamo Invio e compariva una lista di risultati. Ne sceglievamo uno, magari tornavamo indietro perché non era quello giusto, ne aprivamo un altro e prima o poi trovavamo quello che stavamo cercando.

Quel Google esiste ancora.

Solo che nel frattempo, quasi senza accorgercene, nella stessa pagina ha cominciato a succedere qualcos'altro.

A volte cerchiamo, altre volte Google ci risponde

La differenza si nota soprattutto quando facciamo una domanda un po' più articolata.

Invece della solita lista di siti può comparire una risposta già pronta, costruita dall'intelligenza artificiale. Possiamo leggerla, vedere le fonti utilizzate e magari ottenere quello che ci serviva senza aprire nessun risultato.

Poi c'è la ricerca con AI vera e propria, dove il comportamento cambia ancora di più. Non dobbiamo necessariamente pensare alle famose "parole chiave" da mettere nella casella. Possiamo scrivere una domanda quasi come la faremmo a una persona, aggiungere dettagli e poi continuare chiedendo qualcos'altro.

E dopo averla usata qualche volta capita una cosa curiosa.

Torni alla ricerca normale, fai una domanda simile e pensi:

"Aspetta... ma prima mi aveva detto un'altra cosa."

Non necessariamente il contrario. Magari cambia soltanto una parte della risposta, vengono considerate fonti diverse oppure viene dato più peso a un aspetto che nella ricerca tradizionale quasi non compariva.

È una sensazione un po' strana, perché per noi è sempre Google.

Stesso logo, stessa casella di ricerca, stessa domanda.

Eppure il percorso può portarci da un'altra parte.

Due Google che cercano la stessa cosa in modo diverso

Probabilmente il modo più semplice per accorgersene è provare.

Cerchiamo qualcosa normalmente e guardiamo i risultati. Poi facciamo la stessa domanda utilizzando la ricerca con AI.

Non sempre arriveremo nello stesso posto.

Nella ricerca tradizionale Google ci presenta una serie di siti e, in buona parte, lascia a noi il lavoro successivo. Leggiamo i titoli, scegliamo quello che ci convince, entriamo e cerchiamo la risposta.

Con l'AI succede quasi il contrario.

Noi facciamo la domanda e Google prova prima di tutto a darci direttamente una risposta, andando a cercare informazioni che ritiene utili e mettendole insieme per noi.

La differenza sembra piccola, ma quando siamo dall'altra parte dello schermo si sente parecchio.

Nel primo caso Google ci sta dicendo più o meno:

"Secondo me quello che cerchi potrebbe essere qui."

Nel secondo sembra dirci:

"Ho guardato un po' di cose: provo a spiegartelo io."

E naturalmente può sbagliare in entrambi i casi.

Un sito in prima posizione non contiene automaticamente la verità assoluta e una risposta generata dall'AI non diventa corretta soltanto perché viene mostrata direttamente da Google. Per le cose importanti continua ad avere molto senso guardare da dove arriva un'informazione, e magari controllarne più di una.

Solo che adesso dobbiamo ricordarci di farlo.

Il rischio è che la risposta pronta sia troppo comoda

Ed è probabilmente questa la parte che trovo più interessante da semplice utente.

Se Google mi mostra già la risposta che cercavo, perché dovrei aprire cinque siti?

Non è pigrizia. O almeno, non soltanto.

Se sto cercando quanto deve cuocere una cosa, cosa significa una spia della macchina o perché il mio telefono sta facendo qualcosa di strano, spesso voglio semplicemente una risposta.

Se la trovo immediatamente davanti agli occhi, è perfettamente naturale fermarmi lì.

Ed è qui che cambia qualcosa anche nel nostro modo di cercare.

Prima eravamo abituati a valutare soprattutto i risultati: questo sembra affidabile, questo sembra pubblicità, questo sito lo conosco, questo titolo non c'entra niente con quello che ho chiesto.

Adesso può capitare che dobbiamo valutare la risposta stessa.

E non sempre è così spontaneo farlo, soprattutto quando è scritta bene, sembra sensata e ci viene presentata da un servizio del quale ci fidiamo da anni per trovare informazioni.

E i siti che fine fanno?

Questa è probabilmente la domanda più grande.

Perché quelle risposte non nascono dal nulla. Da qualche parte le informazioni devono arrivare.

Ci sono giornali, blog, forum, siti aziendali, documentazione, negozi, ricette, recensioni e milioni di altre pagine create da persone e organizzazioni. Google continua a mostrarle e anche nelle sue funzioni AI indica e collega le fonti.

Però il nostro rapporto con quei siti potrebbe cambiare.

Fino a poco tempo fa il percorso più naturale era:

cerco qualcosa → trovo un sito → entro → leggo.

Adesso sempre più spesso può diventare:

faccio una domanda → leggo la risposta → forse apro uno dei siti.

Quel forse potrebbe diventare molto importante.

Non sappiamo ancora quanto. E probabilmente dipenderà anche da quello che stiamo cercando.

Se voglio sapere quanto fa il 12% di 480, difficilmente sentirò il bisogno di leggere un articolo sull'argomento. Se sto cercando quale automobile comprare, dove trascorrere una settimana in vacanza o perché un determinato problema continua a presentarsi sul mio computer, probabilmente vorrò ancora confrontare esperienze, leggere opinioni e capire meglio.

Una risposta di cinque righe non sostituisce tutto Internet.

Ma per alcune ricerche potrebbe tranquillamente sostituire il primo clic.

Forse cambierà anche il modo in cui facciamo le domande

C'è poi un'altra cosa che sto notando usando questi strumenti: quando so che dall'altra parte c'è un sistema capace di capire una frase completa, tendo a scrivere diversamente.

Nella ricerca classica potrei digitare:

miglior periodo visitare islanda aurora boreale

Con una ricerca AI è molto più naturale scrivere:

Vorrei andare in Islanda per una settimana, vedere l'aurora boreale ma evitare il periodo più freddo possibile. Quando mi conviene andare?

È sempre una ricerca su Google.

Ma mentalmente non sembra più la stessa cosa.

Nel primo caso sto cercando di trovare le parole che mi porteranno alla pagina giusta. Nel secondo sto semplicemente spiegando quello che voglio sapere.

E una volta presa questa abitudine è difficile non chiedersi quanto potrebbe cambiare il modo in cui utilizzeremo i motori di ricerca.

Come sarà Google tra qualche anno?

Qui le certezze finiscono abbastanza velocemente.

Potrebbe darsi che la ricerca tradizionale continui a convivere a lungo con quella basata sull'intelligenza artificiale. In fondo non tutte le ricerche hanno bisogno di una risposta elaborata.

Se scrivo il nome di un ristorante probabilmente voglio il suo sito, gli orari o sapere dov'è. Se cerco un prodotto potrei voler vedere prezzi e negozi. Se conosco già il nome della pagina che mi interessa, una risposta dell'AI potrebbe essere soltanto un passaggio inutile.

Per altre domande, invece, è facile immaginare che la parte conversazionale diventi sempre più naturale.

Forse tra qualche anno non penseremo neppure più alla differenza tra "ricerca normale" e "ricerca AI". Potremmo semplicemente fare una domanda e lasciare che sia Google a decidere se per risponderci è meglio mostrarci un sito, una mappa, un prodotto, un video, una risposta costruita dall'AI oppure un po' di tutte queste cose insieme.

Oppure potremmo continuare a preferire modalità differenti a seconda di quello che stiamo cercando.

È ancora presto per saperlo.

Per adesso convivono due modi di cercare

Ed è forse proprio questa la fase più interessante.

Google non ha smesso di essere Google. Scriviamo qualcosa nella casella e continuiamo a trovare siti, immagini, notizie, mappe, prodotti e tutto quello a cui siamo abituati.

Ma accanto a quel modo di cercare ne sta crescendo un altro.

Uno nel quale non chiediamo soltanto:

"Dove posso trovare questa informazione?"

Chiediamo direttamente:

"Qual è la risposta?"

Sembrano due domande quasi identiche, ma non lo sono affatto.

E quando la ricerca tradizionale e quella con AI ci portano a conclusioni leggermente diverse ce ne accorgiamo ancora di più.

Non sappiamo quale delle due finirà per utilizzare di più ciascuno di noi, né quanto Google le farà avvicinare nei prossimi anni.

Però una cosa possiamo già provarla.

La prossima volta che dobbiamo cercare qualcosa che non abbia una risposta ovvia, facciamolo nei due modi.

Prima la normale ricerca Google.

Poi chiediamolo all'AI.

E vediamo se Internet, dall'altra parte, sembra ancora lo stesso posto.

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